Lo spirito imprenditoriale che contraddistingue il popolo farese e la storia delle attività produttive intraprese sono sinergicamente collegati con la morfologia territoriale di Fara. La piccola valle rocciosa racchiude la più importante delle risorse naturali, l'acqua; ovvero la forza energetica e la ricchezza idrica del fiume Verde.
Situata nei pressi di un accesso naturale ai vasti altopiani della Majella, Fara diventa inevitabilmente - alle sue origini - un villaggio di pastori. Col passare dei secoli e a partire dalla relazione tra montagna-pastorizia, fiume-energia idroelettrica nascono e si sviluppano i primi insediamenti produttivi. 
All'originaria attività della pastorizia si affiliò, a partire dalla fine del 1700, l'opera di cardatura e di tintura della lana. Negli storici lanifici - Cipolla, Verna, Tavani e Di Cecco - la lana veniva lavorata per creare tessuti e coperte impreziositi da disegni floreali e figure angeliche che riconducono all'arte figurativa longobarda. Alla fine del 1800 a fianco dei lanifici si insediano le centrali idroelettriche ed i pastifici. I 3000 litri di portata d'acqua al secondo del fiume Verde costituiscono, non solo un'importantissima risorsa idrica per uso potabile, ma anche una eccellente occasione di sfruttamento energetico. Nel 1905 la Società Zecca-Cauli impiantò la prima centrale idroelettrica. La struttura alimentava le reti elettriche di una vasta area comprendente i territori di Chieti e Pescara. L'innato intuito imprenditoriale spingeva, intanto, alcuni faresi verso la scoperta e la sperimentazione di nuove forme di interazione con l'ambiente. Nel 1887 viene fondato il primo pastificio ad opera di Filippo Di Cecco, parte così la grande avventura pastaia. All'origine della produzione della pasta c'era la tradizione molitoria. Lungo il corso del fiume Verde erano nati diversi mulini a palmenti dove i faresi affinarono l'arte mugnaia. 
Quasi spontaneo deve essere stato il passaggio dal lavoro della materia prima, il grano - attraverso le fasi di macinazione e abburratura - all'uso di esso per produrne pasta. Il processo di produzione della pasta era complesso e durava giorni. Nella tramoggia avveniva l'impasto della semola con l'acqua del fiume Verde; amalgamatosi bene esso entrava prima nella vite a pressione, poi nella trafila bronzea, che ne determinava il formato (all'inizio spaghetti e gnocchetti). Una volta raccolta a mano, la pasta veniva appesa su strutture di canna posizionate all'esterno. L'aria, dunque, permetteva l'essiccamento naturale del prodotto alimentare. Solo però dopo altre 36 ore dall'essiccamento la pasta era pronta per la commercializzazione. Questa antica tradizione ottocentesca, che aveva stabilito il giusto equilibrio tra sviluppo industriale e valorizzazione degli elementi naturali, persiste tutt'oggi. Ciò ha consentito l'affermazione di un modello di sviluppo industriale compatibile con l'ambiente da cui trae gli ingredienti - l'acqua e il grano - che rendono la pasta di Fara famosa in tutto il mondo. Realtà come la neo-nata Bioalimenta, il Pastificio Cav. Giuseppe Cocco, il Pastificio F.lli De Cecco e il Pastificio Delverde rappresentano, infatti, aziende leader nel settore ed esempi gloriosi del Made in Italy |